Nel presente articolo riportiamo uno studio condotto dall’Istituto Regionale per le Ville Venete e la Fondazione Giorgio Cini, pubblicato nel volume “Affreschi nelle Ville Venete del Cinquecento”.
Poiché la lettura del ciclo di affreschi della facciata di Villa Agostini Tiretta risulta complessa, causa il loro stato di conservazione, la dott.ssa Isabella di Lenardo compie una ricerca bibliografica e un’analisi visiva per suggerirne un’interpretazione.


Facciata a sud del corpo centrale.
“La ricca partitura decorativa originaria della facciata del corpo principale della villa è difficilmente leggibile. L’intenso degrado apportato dall’abrasione di agenti atmosferici ha cancellato quasi del tutto la cromia degli affreschi, di cui sono rimaste solo le profonde scanalature del disegno riportato a chiodo e a mano libera.
In facciata si sviluppa una complessa cornice architettonica scandita da finestre e porte, all’interno della quale si inseriscono riquadri con alcuni episodi narrativi in cui si distinguono, seppur con molta difficoltà dei personaggi.
Un finto bugnato caratterizza lo zoccolo basamentale (Chiovaro, in Ville Venete: la Provincia di Treviso 2001 p. 241) del pianoterra, su di esso si innalza una serie ripartita di colonne corinzie all’altezza del piano nobile, in corrispondenza della gradinata d’accesso, che scandiscono due grandi pannelli rettangolari decorativi disposti fra le finestre e ulteriori riquadri affrescati nella parte inferiore. Esse sorreggono altresì un ricco fregio formato da piccoli riquadri decorati: a sinistra sono disegnati ignudi femminili, a destra i maschili, che si alternano alle semplici finestre (Chiovaro, 2001).
Nelle vele di risultanza dei tre grandi archi d’accesso sopra la scalinata compaiono dei mascheroni a testa d’alce. L’intero nucleo concettuale e narrativo della facciata sembra insistere sulle storie di Apollo, più chiaramente leggibile nei due grandi riquadri del piano d’accesso e più difficilmente nei riquadri sotto le quattro finestre disposte simmetricamente.

Procedendo da sinistra nel primo riquadro è rappresentata la nascita di Apollo. La figura femminile accasciata con le ginocchia piegate è la madre Latona, innanzi a lei compare un’altra figura accucciata con le braccia protese verso il frutto del parto. In primo piano una lira da braccio che richiama la vocazione musicale del nascituro.

Nel secondo riquadro due figure maschili disposte simmetricamente e sedute, si fronteggiano in ciò che potrebbe essere identificato come la contesa musicale fra Apollo e Marsia o Apollo e Pan.

Nell’ultimo riquadro a destra Apollo bambino è accudito da un corteo di divinità non meglio identificate.


Nel grande pannello a sinistra è raffigurato Apollo che trionfa sul serpente Pitone: Apollo che troneggia come vincitore su un piccolo piedistallo, ai suoi piedi la carcassa del serpente Pitone, ucciso poco distante da Delfi, città riproposta sullo sfondo con un ricco repertorio con monumenti classicheggianti. Pitone era reo di aver terrorizzato la città sede deputata per gli oracoli della dea Pizia, protetta di Apollo e contemporaneamente di aver insidiato la madre Latona, quando era incinta del dio. (…)

Il pannello a destra è fra tutti il più compromesso; visibile una figura femminile in primo piano all’estrema sinistra colta in una posa scomposta, la gamba sinistra sollevata, la veste al vento, la testa rivolta indietro, tutto suggerisce una fuga precipitosa. Dietro di lei compare una figura maschile è assisa su un’alta gradinata con una grande ruota, probabile raffigurazione di un carro. Il soggetto rappresentato è narrato nelle metamorfosi di Ovidio (Libro I, vv.452-567), segue Apollo che trionfa sul serpente Pitone raffigurata nel pannello precedente, verosimilmente potrebbe essere identificato con l’episodio di Apollo e Dafne (…). Il ciclo di affreschi, sottolineando il ruolo di Apollo quale protettore dell’arte musicale – con un posto di rilievo consacrato anche a ruolo della poesia, tematizzata dall’introduzione dell’episodio di Dafne tramutata in lauro – conduce verso un’interpretazione delle esigenze della committenza, orientate a una celebrazione di queste nobili arti. In nessun riquadro compare infatti alcun accenno ad Apollo come protettore anche dell’arte medica.

Risulta a questo punto convincente la presenza contestuale a Villa Tiretta di Ortensio Tiretta, quale proponitore del ciclo, esponente dell’omonima famiglia originaria di Trebaseleghe, e fondatore negli anni intorno al 1545, con un membro della famiglia Azzoni Avogaro, di un’Accademia di Lettere, Musica ed esercizi di cavalleria a Treviso (Binotto 1996 pp.550).

Lo stato conservativo della partitura decorativa impedisce un’identificazione certa dell’autore dell’opera e ha probabilmente orientato la critica a ragionare maggiormente sulle strutture architettoniche, soffermandosi sulla questione cronologica relativamente alla fondazione della villa, la cui morfologia presenta tratti anticipatori delle soluzioni prospettate da Palladio (Chiovaro in Ville Venete: la Provincia di Treviso 2001 p.241; cfr. Corsi 1959-1969, pp.776-779).

Ciò che è indiscutibilmente ravvisabile nel modellato delle figure, di cui rimane il profondo solco a chiodo, è l’inconfutabile influenza romana nel plasticisimo accentuato e la consapevolezza dell’autore nella gestione proporzionata dei piani della raffigurazione. Tuttavia occorre anche tener presente che la distribuzione delle figure all’interno della stessa cornice architettonica dell’affresco e l’uso delle quinte architettoniche di sfondo nei grandi pannelli rettangolari, sono cifre caratteristiche dei frescati che si muovono nell’orbita veronesiana. Allo stato attuale degli studi, con particolare riguardo per quelli documentari non è possibile propendere per nessuna paternità certa.”

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