Riprendiamo una notizia dello scorso agosto, forse passata in sordina, la tutela del paesaggio e dei beni storico artistici, potrebbe passare dalle Soprintendenze al potere esecutivo. “Il più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica – recitava il manifesto firmato da un gruppo di intellettuali tra cui Settis, Montanari, Stajano, Fo e sottoscritto da più di 23mila persone lo scorso luglio -. Anzi, l’attacco finale e definitivo”.

All’indomani dell’approvazione del decreto il mensile Altreconomia ha intervistato Tommaso Montanari, storico dell’Arte all’Università di Napoli. Che si dice “molto pessimista”.
Professor Montanari, perché il Ddl Madia rappresenta il “più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica italiana. Anzi, l’attacco finale e definitivo”?
Perché un potere tecnico (quello delle soprintendenze, una sorta di magistratura del territorio e del patrimonio) che rispondeva solo alla legge, alla scienza e alla coscienza da oggi confluisce nel potere esecutivo. Se il governo vuol fare un’autostrada in un bosco secolare o in un centro storico, lo chiede a qualcuno che è diretto dai prefetti: cioè sostanzialmente a se stesso. Addio territorio italiano. (…)

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