Nel precedente articolo, quello in cui è descritta la facciata affrescata di Villa Agostini Tiretta, la dott.ssa Di Lenardo ha posato lo sguardo sui mascheroni a testa d’alce, che decorano le vele formate dalla caratteristica trifora, affacciata sullo scalone.

Varcate le porte, ci si trova nel salone al piano rialzato, sorvegliato da due mascheroni a testa di leone affrescati sulla parete interna, in corrispondenza di quelli a testa d’alce dell’esterno. Il salone attraversa l’intera pianta del corpo centrale della villa, da sud-ovest a nord-est, inondato di luce naturale che penetra appunto dalla trifora in facciata e da quella che si apre a nord-est.
L’originaria partitura decorativa ad affresco, dell’inizio del XVII secolo, é visibile sebbene, molte sono state le integrazioni a secco con velature, sia sulla pellicola pittorica, sia sulle lacune, condotte intorno agli anni sessanta.

“Le lunghe pareti est e ovest sono interamente percorse da un motivo decorativo continuo: sopra un basamento si ergono colonne corinzie a monocromo che, a intervalli regolari, scandiscono l’alternarsi di aperture paesistiche con rovine.

Un fregio in ocra, composto da puttini e girali animati, corre lungo l’imposta delle travature lignee del soffitto. Sopra le porte, timpani e targhe a monocromo con personificazioni, fra cui si riconoscono Cronos e un Fiume, entro campiture a finto marmo.

La decorazione dell’ambiente (…) presenta numerose dipinture a secco – riconducibili a epoche successive la stesura originaria – caratterizzate da festoni, cartigli con personaggi e riquadri con figure entro un paesaggio. Pure qui corre un fregio sotto le travature lignee. Meglio apprezzabili i riquadri con i paesaggi di gusto veronesiano, ancora diffuso nel XVI secolo.” (“Gli affreschi nelle ville venete, Il Seicento” – Istituto Regionale Ville Venete, Fondazione Giorgio Cini, Marsilio Editori).

Le camere dei putti neri

Secondo la dott.ssa Di Lenardo, il ciclo di affreschi delle camere dei putti neri sono da attribuire, tenendo conto dei riferimenti iconografici, ad un pittore della scuola veneta, non meglio precisato, della seconda metà del XVII secolo. Nuovi studi sugli affreschi delle camere dei putti neri potrebbero spiegare la loro particolarità. Rappresentano, infatti, un vero e proprio unicum nel territorio della Marca e quasi del tutto a livello nazionale.

Una camera è stata restaurata negli anni sessanta, mentre risale al 2006 il restauro delle pareti affrescate dell’altra camera dei putti neri che si trova a nord-est, nel corpo centrale della villa. Quest’ultimo restauro è stato curato da Marco Masobello, direttore tecnico della Società di restauri DMC di Villorba.

“L’intervento – prosegue la dott.ssa Di Lenardo – ha riportato in luce da sotto lo scialbo molte parti di decorazione, consolidandole. Successivamente si è provveduto a riequilibrare la cromia degli affreschi intervenendo con integrazioni ad acquerello.

Numerosi frammenti si possono ancora vedere sulle pareti nord, est e ovest.

Una cornice monocroma con un motivo vegetale intrecciato inquadra pannelli verticali rettangolari: all’interno, grandi medaglioni con vedute urbane, forse dal vero, entro cornice, sormontati da cartigli con figurette caratterizzate da un insolito colore nero.”

“Puttini che reggono festoni: è ben visibile un fregio sull’ultima porzione di parete prima di incontrare le travature lignee in cui numerosi putti si avvicendano con un ritmo serrato su cavallucci, mentre rovesciano cornucopie e danzano.” (“Gli affreschi nelle ville venete, il Seicento”).

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