Parliamo un po’ di occasioni mancate, di come verso la metà degli anni ’90 una saggia programmazione e un’efficace attuazione delle misure deliberate, avrebbero potuto rendere la nostra vita qualitativamente migliore. Un aspetto non secondario del nostro quotidiano è rappresentato dalla libertà di raggiungere le nostre destinazioni, scuola, lavoro, casa, centri cittadini ecc. in tempi ragionevoli ed a costi sostenibili. Obiettivi annunciati nella pianificazione di Regione Veneto di quel periodo, ma purtroppo mai neppure avvicinati.

Il riferimento è il 2° Piano Regionale dei Trasporti del Veneto (PRT), adottato dalla Giunta Regionale con provvedimento n. 1671 del 5 luglio 2005, che ancora oggi difetta dell’approvazione del Consiglio Regionale. Vale a dire che la programmazione di questo importante settore è ferma al 1990, anno in cui fu definitivamente approvato il 1° Piano Regionale dei Trasporti.

Ciononostante, il 2° PRT conteneva una parte molto interessante su alcune scelte strategiche di potenziamento del trasporto pubblico locale su ferro, indicazioni precedentemente abbozzate nel 1° Piano dei Trasporti. Questo indirizzo nasceva sostanzialmente come risposta a due esigenze di fondo del Veneto, come si legge nel piano:

  • servire lo sviluppo di un territorio metropolitano, caratterizzato dalla policentricità degli insediamenti produttivi, economici e residenziali;
  • garantire adeguati livelli di accessibilità tra i vari poli dell’area regionale centrale, livelli, come si legge nel documento, che andavano peggiorando in maniera preoccupante a causa della crescente saturazione della rete stradale.

 I dieci anni successivi al 1° PRT del 1990 hanno fatto registrare:

  • da un lato, il consolidamento del modello territoriale di tipo policentrico, che anzi è andato allargandosi dalla originaria area centrale verso Sud (Rovigo, Adria), verso Ovest (Vicenza, Verona) e verso Nord (Feltre, Belluno);
  • dall’altro lato, il drammatico peggioramento dei livelli di accessibilità all’interno della Regione, a causa della enorme crescita del traffico stradale e dell’assenza di un benché minimo intervento di adeguamento della rete viaria.

E’ in questo contesto che vanno inquadrati gli obiettivi che il progetto di Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale del Veneto (SFMR), si pone.

In dettaglio, il SFMR si prefigge di:

  1. garantire la mobilità della popolazione veneta in un contesto territoriale a struttura policentrica;
  2. aumentare la qualità dei servizi regionali di trasporto collettivo in modo da renderli competitivi con il trasporto individuale;
  3. contribuire al contenimento dei livelli di inquinamento atmosferico ed acustico generati dalla mobilità;
  4. aumentare la sicurezza del trasporto, che nel Veneto costituisce un problema di particolare gravità.

Nella definizione degli obiettivi dell’intervento, il Piano chiarisce che il SFMR può dare un contributo indispensabile, al loro raggiungimento, ma non può da solo risolvere tutti i problemi: “Il decongestionamento delle reti ed il risanamento ambientale non può prescindere dagli interventi di adeguamento delle strade. E’ necessario però che questi interventi siano strettamente coordinati con quelli sul SFMR, in modo da assicurare sia la crescita della domanda di mobilità sia il riequilibrio, almeno parziale, della domanda tra mezzi individuali e mezzi collettivi.” 

Enunciato che stride con una realtà purtroppo diversa, fatta di stanziamenti ridicoli da parte della Regione Veneto per il servizio ferroviario regionale. Un caso concreto? Regione Veneto vuole la Superstrada a pedaggio Valsugana, a tutti i costi, anche al prezzo di interromperla ai confini regionali (la Provincia di Trento non sembra intenzionata a investire nella prosecuzione). D’altro canto il Trentino assumerà da Trenitalia, a partire dal 1 gennaio 2014, la gestione della linea ferroviaria Trento-Bassano.

Nel prossimo post parleremo di risultati. 

Galleria Fotografica+