La notizia riportata nel titolo è un’agenzia Adnkronos. Perché non leggere questa impietosa fotografia di come procedono le Opere pubbliche nel nostro Paese, ricordando quanto stabilito dal TAR Lazio, nel dicembre scorso, in merito all’approvazione del progetto definitivo della Superstrada Pedemontana Veneta?

La sentenza, depositata il 24 dicembre 2011, ha accolto il ricorso di un residente del Comune di Loria contro “il Commissario Delegato per l’emergenza determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nelle Province di Treviso e Vicenza ing. Silvano Vernizzi” e contro “Superstrada Pedemontana Veneta srl” per l’annullamento di tutti gli atti e provvedimenti dell’iter di approvazione del progetto definitivo della Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta, e dei relativi elaborati di progetto.

Per la Sezione Prima del Tar del Lazio l’intero impianto dei provvedimenti che hanno portato all’approvazione del progetto definitivo della SPV, originato dai due decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2009, fa acqua da tutte le parti.
I giudici allargano il tiro e mettono in guardia sul frequente ricorso negli ultimi anni alla “decretazione d’urgenza” e sulla necessità di riaffermare “il quadro normativo ordinario” per scongiurare “la praticabilità di surrettizie scorciatoie esclusivamente preordinate a garantire l’inosservanza della legge.”

Roma, 16 maggio. (Adnkronos) – Aspettano da quasi mezzo secolo. Sono le cosiddette ”incompiute”: un gruppo di 27 infrastrutture viarie, quelle più spesso invocate (invano) dagli imprenditori sul territorio, in qualche modo cominciate e mai portate a termine. Tutte insieme valgono 31 miliardi di euro ed hanno ormai accumulato ritardi che variano da un minimo di 5 anni (la terza corsia dell’A11 in Toscana e il prolungamento dell’A27 in Veneto) a un massimo di 50 (il tunnel Rapallo Fontanabuona in Liguria e la trasversale Fano-Grosseto in Toscana). E’ quanto emerge dal ‘libro bianco’ sui Trasporti di Confcommercio.

Ma l’elenco è lungo e attraversa la penisola da un capo all’altro, isole incluse: va dalla ormai celeberrima Pedemontana Veneta, che si trascina in una interminabile gestazione da 46 anni e ancora non vede la luce, all’autostrada Roma-Latina (11 anni), o, ancora, la statale 96 Bari-Matera (20 anni).

Se si guarda allo stato di attuazione del PIS10 (Programma per le infrastrutture strategiche), attualmente valutato oltre 367 miliardi di euro, emerge che solo il 9,3% delle opere è stato portato a termine, oltre metà è ancora in fase di progettazione. “E’ senza dubbio doveroso – si legge nel documento – tenere nella debita considerazione gli effetti che la grave congiuntura economica inevitabilmente stanno esercitando sugli stanziamenti previsti”. (…)

Ma non è tutto. Se l’Italia avesse messo in campo, tra il 2001 e il 2010, politiche di miglioramento dell’accessibilità stradale vale a dire il modo in cui i centri urbani sono collegati alla rete nel suo complesso, tali da allineare il sistema-paese all’andamento dello stesso indicatore in Germania, si sarebbe registrato un incremento del Pil pari a 142 miliardi di euro.

Ma anche “senza rapportarsi ai principali protagonisti continentali, limitarsi ad una omogeneizzazione dei livelli di accessibilita’ alla rete sul piano nazionale, riducendo gli enormi squilibri esistenti ad esempio tra Nord e Sud, avrebbe prodotto significativi effetti virtuosi”, si legge nel rapporto. In questo caso, infatti, il Pil perduto nel 2010 viene quantificato in 50 miliardi di euro: corrispondente all’incremento del 3,2% del Pil che si sarebbe registrato portando i livelli di accessibilità medi del Mezzogiorno agli standard raggiunti nella regione Lombardia.

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