Nel presente articolo, riportiamo la relazione storica redatta dall’arch. Giuliano Rizzi e dalla dott.ssa Viola Carini. “Il fortunato recupero di alcuni documenti datati agli ultimi decenni del XVI secolo, conservati nell’Archivio di Stato di Venezia, ci aiutano a testimoniare di una impegnata attività gestionale dei fondi agrari di Villa Agostini, a partire dalla metà del ‘500.
E’ del 29 novembre del 1561 la domanda (supplica) di Battista Tiretta, al Collegio delle Acque della Piavesella in Treviso, per avere in concessione un boccaruol (presa d’acqua), dal canale che da oltre cento anni porta acqua fatta derivare dal Piave, per rimediare all’aridità di quella parte della Marca Trevigiana.

………et ritrovandomi io Battista Tiretta cavalier una assai grossa possessione in loco ditto alla Colombara sulla quale ho già edificato molte habitationi, si per uso mio como delli coloni et animali suo, li quali sono in grandissimo numero, et essendo questo loco di sua natura aridissimo senza pur una goccia di acqua se non quella che viene dal cielo mi è convenuto far fare una cisterna, non essendomi riuscito un pozzo profondissimo il quale prima havea fatto fare con non poca mia spesa, aciò che gli huomeni et gli animali non muorino dalla sete……

Il 5 marzo del 1562 i Componenti del Collegio concedono di costruire un boccaruol sull’alveo della Brentella Superiore del Montello a spese del Tiretta.

Il 10 di aprile si verbalizza la posa della prima pietra, ma subito dopo i Frati della Certosa di S. Maria e Gerolamo del Bosco del Montello si oppongono alla realizzazione della presa e presentano ricorso direttamente al Senato in Venezia, lamentando che viene loro sottratta l’acqua per il funzionamento del mulino.

Viene istruito un processo che inizia il 20 di agosto del 1562; sono verbalizzate molte testimonianze; non c’è traccia della sentenza finale anche se la continuità nel tempo delle liti sull’uso e sulla difesa del possesso dell’acqua del Brentella e la prosperità della grossa possessione non dovrebbero lasciare dubbi.

Il due di giugno del 1594 Alvise Tiretta intima a tutti gli abitanti del circondario il divieto di rompere gli argini e di prelevare acqua di sua proprietà; e ancora (26 agosto 1639) ulteriori contestazioni sul boccaruol, abusi dei contadini, citazioni in giudizio.

Le liti continuano e nel 1718 si arriva alla emanazione di un nuovo proclama per confermare l’antica SENTENZA SALOMONA emanata dal Podestà di Treviso Michiel Salomon che disciplinava l’uso delle acque del Brentella ed il diritto delle Comunità (Ville) situate a valle di ottenere derivazioni.

Impressiona il ruolo vitale e nel contempo drammatico da sempre giocato dall’uso e dalla disponibilità delle acque; ma qui merita di cogliere la vivacità della presenza di uomini e animali ed il protagonismo esercitato dalla proprietà negli interventi di finanziamento e di tutela  degli interessi investiti sul fondo”.

Il canale della Brentella


La grande opera irrigua decisa nel 1436 dal Senato Veneto, e realizzata in quindici anni a spese delle comunità e dei privati direttamente interessati, è evento condizionante della vita di quel vasto territorio compreso, nella classificazione della Repubblica Veneta, nella Campagna di Sopra, in una parte della Campagna di Sotto ed in alcune piccole porzioni del Quartier al di qua del Piave e della Podesteria di Asolo e Castelfranco. Al centro nord era la Pieve di Montebelluna.

Questo grande intervento artificiale modifica sostanzialmente la natura arida dei luoghi, ne innova il paesaggio ed i modi di insediamento umano.

A Pederobba viene aperta una presa dal Piave che alimenta il canale chiamato indifferentemente Brentella, Piavesella, Piavesella Grande. Sotto Crocetta si divide in due rami: uno scende per Caerano e Montebelluna, l’altro, quello di sinistra che porta solo un quinto della portata disponibile, è il nostro Canal del Bosco che corre ai piedi del Montello sino a Giavera.

Lo scontro, apertosi non appena l’acqua si rende disponibile e che durerà sin quasi al secondo dopoguerra, fra uso irriguo ed uso energetico è il filo conduttore dell’intera storia ambientale (il territorio) dove si è svolta l’avventura di Villa Agostini.

L’attenta lettura della concessione permette di localizzare sul disegno qui riportato il punto del boccaruol oggetto del contendere. Nel dettaglio ingrandito è leggibile l’annotazione CONTENCIOSO, l’ubicazione del Molino dei Frati e l’immagine della Villa.


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