Di Marco Masobello (DIEMMECI)

La conoscenza di Villa Agostini Tiretta, straordinaria testimonianza architettonica pre-palladiana, e della famiglia Agostini risale al 1992. In due distinti momenti abbiamo restaurato la facciata affrescata e le travi decorate della barchessa di ponente, quella di destra guardando la villa.
E’datata 2006 un’operazione di manutenzione della facciata, per correggere piccoli difetti comparsi in quel lasso di tempo. Nell’occasione abbiamo eseguito una leggera pulitura della superficie, alcuni ritocchi e una nuova applicazione del protettivo sulle decorazioni molto provate dal tempo.
Internamente nel 2005 durante la rimozione di un tessuto da parati nella camera del putti neri, situata a nord-est del corpo centrale, al primo piano, siamo stati chiamati ad eseguire dei saggi stratigrafici che hanno evidenziato la presenza di decorazioni sotto alcuni scialbi a calce. Il restauro della camera e la recente manutenzione della facciata sono stati gli ultimi interventi eseguiti, mentre si è consolidato un rapporto di reciproca stima con i proprietari. Per un restauratore è appassionate, operare in Villa Agostini Tiretta, luogo così ricco di storia, immerso in un contesto naturalistico di pregio e mirabilmente conservato.

1992 il restauro della facciata

Il primo intervento sulla facciata ha riguardato tutti gli elementi che la costituiscono: intonaco, dipinto, lacune, elementi lapidei e lignei.

La facciata si presentava molto consunta e abrasa; gli interventi passati erano molto evidenti in alcune zone e ormai spariti in altre creando un’evidente scompenso estetico.

In accordo con la Soprintendenza per i Beni Architettonici del Veneto, abbiamo rimosso gli interventi di restauro precedenti, solo dove per decadimento materico o per alterazione, gli stessi non rispondevano più alle esigenze estetiche progettate. Dei restauri passati abbiamo salvato alcune stuccature in affresco che, oltre a non disturbarne la lettura complessiva, testimoniano la storia della loro conservazione nei secoli.

Il lavoro di restauro ha seguito le seguenti fasi:

-  preconsolidamento di intonachino dipinto e della pellicola pittorica;

-  pulitura della superficie e rimozione di ridipinture alterate e stuccature non adeguate;

-  consolidamento di tutta la superficie e del substrato;

-  stuccatura e microstuccatura di tutte le crettature;

-  esecuzione dei neutri nelle mancanze maggiori.

Nella parte bassa dove il bugnato dipinto era quasi completamente mancante, con la tecnica ad affresco e le indicazioni di fotografie storiche, abbiamo riportato le architetture con un “sottotono” in accordo alle attuali cromie della facciata.

Tutte le stuccature sono state eseguite già in cromia per limitare al massimo l’intervento estetico. Quest’ultimo intervento eseguito ad acquerello ha comunque interessato tutta la superficie.

Per questa fase le fotografie storiche e il segno a chiodo ben visibile sono stati fondamentali per poter richiudere piccole lacune o interruzioni dei brani pittorici.

Rilievo del segno a chiodo: particolare della scena di sinistra, guardando la facciata.


Particolare della scena di destra, guardando la facciata: una figura maschile è assisa su un’alta gradinata con una grande ruota, probabile raffigurazione di un carro. Il soggetto rappresentato è narrato nelle metamorfosi di Ovidio (Libro I, vv.452-567).

In quest’operazione le scene sono state studiate dopo aver eseguito dei rilievi delle incisioni a chiodo e l’integrazione pittorica. Come di consueto, non è stato effettuato l’intervento estetico dove vi erano dei dubbi interpretativi.

Il restauro si è concluso con l’applicazione di un idrorepellente per rallentare il degrado inevitabile degli apparati decorativi.

1993 il consolidamento statico della barchessa di ponente

Da diversi anni si era resa necessaria l’installazione di impalcature di sostegno alle capriate decorate del tetto della barchessa di ponente. Si erano verificati cedimenti e abbassamenti preoccupanti delle travi di sostegno, causati dal degrado delle teste che poggiano sul muro nord della barchessa. Il dormiente e le teste delle travi erano completamente deteriorate. Dopo numerosi sondaggi la soluzione scelta, in fase progettuale, é stata quella di sostituire il dormiente e ricostruire le teste in appoggio.

Le operazioni di restauro sono iniziate con la pulitura e il consolidamento delle pregevoli decorazioni a tempera delle travi. L’intonaco che occultava il dormiente è stato staccato – successivamente rimesso in opera e svelinato – per mettere in luce la zona dell’intervento.

Dopo aver puntellato le capriate e aver scaricato i pesi dalle zone perimetrali, si è scoperchiato il tetto per zone, permettendo di operare dall’interno e dall’esterno della barchessa. Si è sostituito il dormiente con un trave antico in rovere, mentre le teste delle travi decorate sono state scarnificate internamente e ricostruite con resine epossidiche, mentre le porzioni delle travi deteriorate sono state consolidate inserendovi dei perni in acciaio. Le teste sono state ricostruite con resine e quarzo, eseguite in opera e collegate alle travi dall’acciaio inserito precedentemente.

Analoghe operazioni sono state eseguite sulla parete sud sovrastante gli archi di accesso alla barchessa, dove il dormiente non è stato sostituito e si è lavorato solo su alcuni elementi.


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