L’opera di 94,5 chilometri punta a collegare il Vicentino e il Trevigiano. Ma l’alleanza tra pubblico e privato si è inceppata: la Cdp e la Bei si sono sfilate, convinte che non sia strategica. Gli espropri sono fermi al 12% e il bond che dovrebbe finanziare i lavori resta in canna.

di ALDO FONTANAROSA

ROMA – Per la seconda volta in 11 mesi, i giudici della Corte dei conti prendono di mira la superstrada (a pedaggio) che dovrebbe liberare un pezzo di Veneto dall’incubo del traffico facilitando la circolazione merci verso l’Est europeo. E stavolta la Corte dei Conti si spinge a definire “a rischio fattibilità” questo progetto viario. Entra dunque in un tunnel la Pedemontana Veneta, la lingua d’asfalto di 94.5 chilometri che punta a collegare il Vicentino e il Trevigiano incrociando tre autostrade (la A4, A27 e A31). L’alleanza tra investitori privati e istituzioni pubbliche – che doveva essere un esempio di modernità – si è inceppata; mentre la Cassa Depositi e Prestiti e la Bei si chiamano fuori dalla partita convinte che l’opera sia meno utile e strategica di come c’è l’hanno presentata. (…)
Leggi integralmente l’articolo su la Repubblica