In questa sezione leggerete dei brani di studi e ricerche, particolarmente significativi per conoscere Villa Agostini Tiretta. L’architetto Giuliano Rizzi così descrive la Villa nel contesto storico e ambientale ai quali appartiene.

“Il complesso architettonico e ambientale è quello di una casa da villeggiatura (così denominata nel catasto napoleonico) databile fra la fine del 1400 ed il primo decennio del 1500.

Il nome dell’architetto è a tutt’oggi ignoto. La sua bravura viene però testimoniata dalla prepotente intuizione innovativa che gli fa concepire la sequenza architettonica di un unico fronte allineato dove la  “casa padronale” (corpo emergente su pianta quadrata) si allunga in simmetria nelle due barchesse a quattro arcate.

E’ la rottura dell’impianto a corte chiusa o semiaperta che dispone gli opifici funzionali alla conduzione agricola intorno all’aia; ed è la invenzione di una architettura che si fa cosciente di poter essere protagonista di un nuovo paesaggio in un ambiente che sta per essere avviato alla manomissione per una migliore fruizione ed una maggiore utilità.

Siamo agli inizi di quell’evento che nei secoli successivi continuerà ad invadere la campagna  con ingenti spostamenti finanziari provocando anche il succedersi di “prove” architettoniche, vera gara celebrativa di un’antica aristocrazia e di un’emergente classe imprenditoriale.

Il valore storico e testimoniale di Villa Tiretta-Agostini, rimasta pressoché intatta, viene accentuato dalla sua unicità nella vasta parte di territorio sud orientale fra il Montello e le risorgive.

La ricerca dell’arch. Rizzi prosegue, facendoci rivivere lo spirito dei protagonisti di questa splendida avventura.

“Ancora oggi il medesimo “complesso produttivo” è piantato in mezzo alla azienda agricola così come voluto dal committente ed interpretato dall’ignoto architetto forse ispiratore del Palladio di Villa Emo.

Essa, Villa Emo, è spesso citata come evento innovativo nella letteratura descrittiva della “Architettura di Villa”; ma se si valutano le date ed i luoghi è difficile non supporre che Palladio non abbia visto la già edificata Villa Tiretta, che proprio per il suo forte impatto innovativo doveva aver attirato su di sé non poco interesse.

Nel 1561 (almeno venti anni prima della progettazione di Villa Emo) si tiene un Processo dei Frati del Bosco con il Conte Tiretta per una concessione di presa d’acqua (bocaruol) dalla Brentella.

Palladio è uomo colto e curioso; ha quasi sicuramente occasione di andare a vedere la villa; piace immaginare che sia stato anche ospite del Conte Tiretta.

Palese il felice riferimento a Villa Agostini Tiretta: il corpo centrale rialzato di un piano; lo scalone di accesso; le barchesse allineate simmetricamente ai lati con le torri colombaie al termine. sono inconfondibili segni compositivi di impressionante similitudine.

Anche la Casa da Villeggiatura Tiretta, oggi Villa Agostini, aveva una torre colombaia edificata al termine della barchessa di ponente e ne rimane testimonianza nel disegno prospettico sulla mappa del 1720 redatta dall’agrimensore Zuanne Rizzi e nella perizia che accompagna l’atto di cessione agli Agostini.”

Villa Agostini Tiretta, seconda metà del XV secolo.


Villa Emo, 1558.

Villa Agostini Tiretta raffigurata con la sua torre colombaia, posta al termine della barchessa di ponente – Estratto della rilevazione Zuane Rizzi 1720.

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