Allora aveva perfettamente ragione la Corte dei Conti quando a fine 2015 bocciò sonoramente la procedura per la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta.
La Corte infatti aveva rilevato che l’investimento di denari per la realizzazione dell’opera era passato da 1 a 3 miliardi di euro senza però dare certezza che si potesse ultimare.
I Giudici contabili poi avevano centrato il nodo della questione dimostrando che anche se fosse stata compiuta in applicazione delle convenzioni sottoscritte, i rischi legati al mercato, ovvero uno scarso utilizzo della strada avrebbe comportato l’obbligo da parte della Regione Veneto di ripianare il deficit e comunque di pagare un canone di disponibilità che l’avrebbe portata in default. Il canone di disponibilità è finalizzato a ripagare l’investimento, molto simile a un canone di leasing, con lo svantaggio che un finanziamento in project – financing è ben più oneroso.
Il consorzio SiS, il soggetto privato titolare della costruzione e della gestione della strada, grazie a due convenzioni generosissime, oltre a beneficiare di un contributo statale di oltre 600 milioni per i cantieri, incassare i pedaggi, ricevere, in caso di volumi di traffico inferiori alle stime, trasferimenti dalla Regione fino a 420 milioni; oltre a tutto questo, avrebbe potuto percepire un canone di disponibilità pari a 18,8 miliardi per la durata della concessione autostradale.
Dalle notizie apparse ieri sulla stampa, la Regione sarebbe corsa ai ripari: pagando altri 300 milioni in conto capitale alla Sis, riducendole il canone di disponibilità a 12,1 miliardi ed introitando i futuri pedaggi. Verrà data copertura finanziaria all’operazione reintroducendo l’addizionale Irpef.
Perché il project – financing normato dallo Stato, predisposto dal Commissario e fortemente voluto dalla Regione Veneto non ha funzionato? Perché dovremo pagare questa strada due volte, con l’addizionale Irpef e con i pedaggi?

Ecco come la testate Altraeconomia, qualche tempo fa, ha riassunto per punti la delibera della Magistratura contabile del dicembre 2015.
1. La progettazione e l’esecuzione dell’opera non sarebbero state in capo al soggetto pubblico.
Questo ha comportato ritardi, anche a causa dei “ripetuti ripensamenti sulla modalità di realizzazione, con la soluzione finale ibrida di una superstrada a pagamento con caratteristiche autostradali”.
2. La controparte pubblica ha poche possibilità di controllo anche nella fase di realizzazione, che è stata affidata a una gestione di tipo commissariale.
3. “Il costo di realizzazione, nel corso degli anni, è cresciuto notevolmente. Nello studio di fattibilità del 2003 -seppur con riferimento ad una soluzione progettuale diversa, senza oneri capitalizzati ed Iva- veniva valutato sotto il miliardo di euro; oggi ha superato, con gli oneri capitalizzati, i 3 miliardi, anche a causa del necessario, continuo miglioramento progettuale e delle opere compensative richieste dagli enti locali” (il progetto definitivo della SPV era insufficiente sotto tutti gli aspetti n.d.r.).
4. Non esistono risorse sufficienti a coprire i costi, quindi non vi è certezza che l’opera venga effettivamente terminata. Scrive la Corte dei Conti: “Il perfezionamento del finanziamento di parte privata non si è ancora realizzato”. Ma in Italia è prassi avviare i cantieri anche quando non si ha la certezza di poterli portare a termine.
5. Ultimo elemento rilevante, secondo la Corte dei Conti, che chiama in causa l’amministrazione centrale dello Stato, è il fatto che il soggetto pubblico abbia sostanzialmente rinunciato a controllare e monitorare la fase di realizzazione della Superstrada pedemontana veneta, anche perché – per legge- la direzione lavori è “affidata all’esecutore stesso”, come spiega la magistratura contabile. “Ciò imporrebbe -scrive la Corte- una rigorosa attività di vigilanza e di alta sorveglianza da parte del commissario delegato. Va rilevata anche l’assenza di attività in tal senso esercitate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Scarsi sono anche i controlli del ministero dell’Economia e delle Finanze sulla contabilità speciale”.

Tanto paga Pantalone;)