Dal Corriere del Veneto di ieri, un articolo di Marco Bonet, denuncia la paralisi delle opere pubbliche e private di rilevanza pubblica nella nostra regione. “Oltre 40 opere ferme. Il Veneto ostaggio delle baruffe infinite” fotografa una situazione fuori controllo di lite perenne tra comitati, Comuni, Comuni e Regione e cittadini contro cittadini.

Situazione che ha spinto il presidente del Tar del Veneto, Bruno Amoroso, a fare la seguente dichiarazione “il bene comune è oggi quello della crescita dell’economia e della salvaguardia dello stato sociale e dei livelli occupazionali”.

Citato come caso scuola la Pedemontana preda di ricorsi e controricorsi delle opposte cordate di costruttori, degli espropriati e di tre Comuni. Il Presidente Amoroso dice “basta litigare – la magistratura amministrativa è pronta a fare la sua parte – rivedendo la sua scala di valori”, ma secondo la nostra esperienza il gran numero di ricorsi rappresenta il sintomo della malattia, non la causa.

D’altra parte il Governatore Zaia parla di un gran numero di opere che non si faranno, perché qualcuno non vuole che si facciano “e tanti saluti alla democrazia”. Secondo noi la sindrome Nimby (non nel mio giardino) non è sufficiente a spiegare l’impasse in cui versa la Giustizia amministrativa e il lungo elenco delle opere ferme al palo.

Rispetto al caso Pedemontana Veneta che seguiamo da lungo tempo, le criticità vanno ricercate nella normativa sugli appalti particolarmente corposa e complessa, che spesso origina interpretazioni confuse. Un altro problema riguarda la progettazione, incompleta e di bassa qualità, che offre il fianco a censure ed ai ricorsi in sede ammnistrativa.

Non poteva mancare la politica a condizionare negativamente il quadro della situazione, infatti, le scelte strategiche scomode sono sapientemente rimandate a legislature future. La classe politica evitando di decidere entro il proprio mandato determina una situazione precaria per cui le attività legate a un’infrastruttura complessa come la superstrada Pedemontana subiscono continue interruzioni e riprese, a scapito della qualità generale del progetto. Accade perciò, come denuncia l’articolo del Corriere del Veneto, che “i cittadini scoprano che quel che è stato fatto non ha nulla a che vedere con quel che volevano, si pensi alla Pedemontana, considerata superata dalle stesse persone che la invocavano”.