Di Giuliano Rizzi

E arriviamo al giorno di sabbato ventuno, 21, del mese di Febbraio milleottocento, e diciotto, Regnando Francesco I Imperatore d’Austria, oltreché d’Ungheria, e di Boemia

Il Nobile Sig. Conte Giuseppe Tiretta del fu Giovanni desiderando di liberarsi da varie passività iscritte nell’Ufficio di Conservatoria delle Ipoteche in Treviso a di lui debito, si è determinato di passare alla alienazione degl’infrascritti beni parte di antica origine della di lui Famiglia pervenute in esso come erede, a successione dei suoi Maggiori, parte proveniente dalla eredità… Con questo atto viene ceduta al dottor Antonio Agostini, con l’avvallo del padre dottor Ambrogio e della madre Amalia Gazzabin, la Villa con l’Oratorio, case coloniche e fondi arativi, vitati e prato costituente corpo unico per cento pertiche trevigiane più altri venti appezzamenti staccati come minuziosamente descritto da Giovanni Ghirlanda nella perizia e nel relativo disegno, che accompagnano l’atto.

Tipo visuale, ossia disegno atto di cessione 1818

Alla Villa, come già richiamato precedentemente, il Ghirlanda ha dedicato una particolare descrizione dello stato di fatto e dei lavori che l’Agostini in essa ha anticipato a sue spese.

Ci dice di un avanzato degrado che obbliga ad impegnativi interventi di restauro per recuperare l’antica dignità architettonica; abbiamo riconferma della valenza che le si attribuisce come centro dell’attività agricola tale da meritare rinnovati impegnativi investimenti finanziari e da essere eletta a residenza stabile. Ha inizio la seconda fase, quella moderna, della lunga avventura di questo luogo della campagna veneta.

Il passaggio di proprietà precede di ventiquattro anni il Catasto Austriaco, che succede a quello Napoleonico dopo mezzo secolo, e dove, negli elenchi delle partite i mappali sono volturati a nome di Agostini Antonio: nella cartografia di Stato compare il nuovo assetto proprietario.

Estratto dal Catasto Austriaco –1842

Passano altri cinquant’anni e si arriva all’Impianto del Catasto Italiano: alla ditta Agostini Francesco e Luigi fratelli sono intestati anche i mappali 7,10,11,31 che completano la proprietà a sud della strada nella consistenza ancora oggi visibile; quello di una azienda funzionalmente ed omogeneamente dimensionata attorno al “centro edificato” ed estesa ora quasi simmetricamente ai quattro punti cardinali.

La vitalità che ha accompagnato la sopravvivenza nei quattro secoli vissuti da questo singolare evento agricolo-architettonico, osservata anche nel modificarsi della possessione, descrivono una strategia che ha difeso (ampliando) la continuità del contorno alla Villa.

La succinta esposizione, per altro appoggiata alla documentazione disponibile, dimostra la necessità di tutelare e conservare anche gli eventi di costume e di vita (la storia) che avvolgono il “monumento” e che hanno contribuito a disegnare il suo Ambiente da interpretare nella più ampia accezione.

La Villa, come si è cercato di documentare, non è solamente “Architettura” così come non è solamente “Paesaggio” il giardino con i suoi alberi secolari; essi necessitano di essere integrati da valenze immateriali che stanno nella loro origine e nella loro ragione d’essere e che, in questa occasione si materializzano nei campi coltivati.

Si può afferrare un continuum ideale dove si riassume l’intera vicenda di questo sito avviato dai Tiretta e gestito con eccezionale carica innovativa, da quasi duecento anni, dalla nuova proprietà; un continuum che definisce la misura non alterabile del rapporto biunivoco fra la casa e la sua campagna.

Lo si difenda con rigore dalla frenesia di un ”FARE” privo della coscienza di agire in ambienti carichi di valori storici ed estetici che richiedono solamente di essere gelosamente custoditi.

Salviamo Villa Agostini, dalla frenesia di un “FARE” troppo spesso ignorante e distruttivo!

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